June 8, 2026
Il riassunto in 30 secondi
Un broker sostituto d'imposta gestisce automaticamente le tasse sui tuoi investimenti, eliminando la necessità di dichiarare le plusvalenze nel 730.
Hai sentito parlare di "sostituto d'imposta" e la prima reazione è stata riaprire Netflix. È normale. Ma questa cosa - apparentemente noiosa - decide se a fine anno compili il 730 per i tuoi investimenti oppure no. E per molti, quella differenza vale ore di confusione, un commercialista e qualche capello in meno.
In Italia, i broker più usati dai principianti e dai trader attivi si dividono tra chi gestisce le tasse al posto tuo e chi ti lascia fare da solo a febbraio. Questo confronto tra Trade Republic e Directa SIM esiste per aiutarti a capire cosa scegli davvero - non solo i loghi sul telefono.
Quando si parla di broker sostituto d'imposta in Italia nel 2026, la distinzione fondamentale è tra due regimi fiscali: il regime amministrato e il regime dichiarativo. Capire la differenza può farti risparmiare ore di lavoro - e qualche grattacapo con il commercialista.
Con il regime amministrato, il broker agisce da sostituto d'imposta: calcola, trattiene e versa automaticamente le imposte sulle plusvalenze direttamente all'Agenzia delle Entrate. Tu non devi fare nulla: niente 730, niente quadro RT, niente dichiarazione manuale degli investimenti. Il broker fa tutto al posto tuo.
Con il regime dichiarativo, invece, sei tu il responsabile: il broker non trattiene nulla, ma dovrai dichiarare autonomamente i guadagni nella tua dichiarazione dei redditi. Questo richiede attenzione, competenza fiscale - o un professionista a cui affidarsi.
Per la maggior parte degli investitori italiani, soprattutto chi investe tramite PAC su ETF o acquista azioni in modo ricorrente, un broker in regime amministrato è la scelta più pratica. Azzera la burocrazia e riduce il rischio di errori fiscali che, nel tempo, possono diventare costosi.
Quando si sceglie un broker sostituto d'imposta in Italia nel 2026, le commissioni sono uno dei fattori decisivi. Trade Republic applica una commissione fissa di 1€ per ogni ordine, indipendentemente dall'importo investito. Un vantaggio concreto per chi opera con piccole somme o fa piani di accumulo periodici.
Directa SIM, broker italiano con una storia più lunga, adotta invece un modello a percentuale sul transato, con costi che variano in base al mercato e al volume. Per operazioni di importo ridotto, la struttura commissionale percentuale può risultare più onerosa rispetto alla tariffa fissa.
Ecco un confronto rapido sui costi per acquistare un ETF:
Per chi investe cifre contenute con regolarità, la struttura a costo fisso di Trade Republic tende a essere più conveniente. Chi invece opera con volumi elevati potrebbe trovare vantaggi nel modello percentuale, a seconda delle condizioni specifiche del proprio piano operativo.
Scegliere il broker sostituto d'imposta in Italia nel 2026 non significa solo valutare le tasse: conta molto anche cosa puoi effettivamente comprare. L'offerta di prodotti varia sensibilmente da piattaforma a piattaforma.
I broker più completi mettono a disposizione ETF, azioni, obbligazioni e fondi comuni. Alcuni includono anche derivati come ETN, ETC o certificati. Altri si concentrano su un'offerta più snella, pensata per chi investe con un piano di accumulo su pochi strumenti selezionati.
Sul fronte delle criptovalute, la disponibilità dipende interamente dalla singola piattaforma: alcune non le offrono affatto, altre consentono l'acquisto diretto di crypto spot. Prima di aprire un conto, verifica sempre se il broker copre i mercati e gli strumenti che ti interessano davvero.
Nei paragrafi successivi trovi il dettaglio prodotto per prodotto per ogni broker analizzato in questa guida.
Quando si sceglie un broker sostituto d'imposta in Italia nel 2026, il primo numero che si guarda è la commissione per operazione. Ma esistono voci di costo meno visibili che, nel tempo, pesano quanto - o più - delle commissioni di trading.
Ecco le più comuni da tenere d'occhio:
Prima di aprire un conto, leggi sempre il documento KID e il foglio informativo sui costi: sono obbligatori per legge e contengono tutte queste voci, anche quelle che nessuno pubblicizza.
Per capire quale broker sostituto d'imposta in Italia conviene davvero nel 2026, la teoria non basta: servono i numeri. Prendiamo un caso concreto - 5.000 euro investiti in un ETF azionario globale, con un'operazione di acquisto e una di vendita a fine anno, e un guadagno ipotetico del 8%, pari a 400 euro di plusvalenza.
Su un broker in regime amministrato con sostituto d'imposta, le tasse vengono trattenute automaticamente: il 26% di 400 euro corrisponde a 104 euro di imposta, senza che tu debba fare nulla in dichiarazione dei redditi.
La differenza tra i broker emerge sulle commissioni di negoziazione. Con una commissione fissa di 1 euro per ordine, il costo totale per acquisto e vendita è di appena 2 euro. Con commissioni percentuali dello 0,5%, lo stesso scenario costa 50 euro - venticinque volte di più.
Il messaggio è chiaro: su un capitale contenuto come 5.000 euro, scegliere un broker con commissioni fisse basse e regime amministrato può fare la differenza tra un rendimento reale del 7,6% e uno del 6,9% - quasi un punto percentuale perso ogni anno solo in costi evitabili.
Hai fatto un guadagno in borsa. Bene. Adesso qualcuno deve pagare le tasse su quel guadagno. La domanda è: chi lo fa al posto tuo, o sei tu a dover compilare da solo la dichiarazione dei redditi?
Se il tuo broker è sostituto d'imposta, ci pensa lui. Trattiene automaticamente il 26% sui guadagni realizzati (la cosiddetta imposta sulle plusvalenze), la versa al fisco e tu non devi fare nulla. Niente commercialista, niente modello 730, niente paura di sbagliare qualcosa.
Se invece il tuo broker opera in regime dichiarativo, sei tu a dover dichiarare tutto. Ogni vendita, ogni guadagno, ogni dividendo. Ogni anno. È legale, è normale in molti paesi europei, ma in Italia può diventare un incubo se non sai quello che stai facendo.
Questi due termini sembrano usciti da un manuale del 1987, ma la differenza è semplicissima una volta che la capisci.
Con il regime amministrato (tipico dei broker sostituti d'imposta italiani), il broker gestisce tutto in automatico. Ogni volta che vendi un titolo in guadagno, il broker calcola l'imposta del 26%, la trattiene e la manda all'Agenzia delle Entrate. Tu non vedi neanche quella somma.
Con il regime dichiarativo (tipico dei broker esteri come DEGIRO o Interactive Brokers), ricevi i guadagni lordi. Ma a fine anno devi compilare il quadro RT del modello Redditi, dichiarare ogni operazione e versare tu stesso le imposte. Se hai 3 operazioni l'anno ci vuole mezz'ora. Se ne hai 300, benvenuto nell'inferno fiscale.
Un aspetto che spesso si ignora: in regime dichiarativo puoi compensare le perdite con i guadagni degli anni successivi, fino a quattro anni. In linea teorica è un vantaggio. In pratica, per chi inizia e non ha un commercialista, è una complicazione in più.
Ecco i principali broker che operano come sostituti d'imposta in Italia, con regime amministrato. Significa che gestiscono loro la fiscalità al posto tuo.
Quando cerchi il miglior broker sostituto d'imposta in Italia per il 2026, la prima cosa che ti blocca non è il broker in sé - è il linguaggio. Regime amministrato, regime dichiarativo, sostituto d'imposta, plusvalenze compensabili: sembrano ostacoli messi lì apposta per farti desistere.
In realtà la logica è semplice: un broker che fa da sostituto d'imposta calcola, trattiene e versa lui le tasse per te. Non devi fare nulla in dichiarazione dei redditi. Un broker in regime dichiarativo, invece, ti restituisce la responsabilità - devi riportare tutto nel 730 o nel modello Redditi, spesso con l'aiuto di un commercialista.
Prima ancora di confrontare commissioni o catalogo di ETF, chiediti: voglio pensarci io o voglio che sia automatico? La risposta a questa domanda filtra già metà dei broker sul mercato.
Finanz è un'app italiana che ti insegna a investire da zero - in 5 minuti al giorno, senza gergo, senza venderti nulla. Impari cosa sono gli ETF, come funziona un PAC, perché la tassazione cambia in base al broker. Non investi su Finanz: capisci come funziona investire, così quando apri un conto sai già cosa stai facendo.
Un broker sostituto d'imposta è un intermediario che calcola, trattiene e versa automaticamente le tasse sui tuoi guadagni direttamente all'Agenzia delle Entrate. Non devi fare nulla: niente dichiarazione dei redditi per i tuoi investimenti, niente calcoli, niente modulo 730 o Redditi. Per chi inizia a investire - o per chi non vuole stress fiscale - è la scelta più comoda. I broker con sede o branch italiana operano solitamente in regime amministrato, che è esattamente questo: pensano a tutto loro.
Sì. Dal 30 gennaio 2025, Trade Republic opera tramite la sua branch italiana e applica il regime fiscale amministrato. Questo significa che le imposte sui guadagni vengono trattenute automaticamente, senza che tu debba inserire nulla nella dichiarazione dei redditi. In più, dal momento dell'apertura della branch italiana, Trade Republic assegna un IBAN italiano (prefisso IT), non estero. Una svolta concreta per chi voleva un broker europeo con la comodità fiscale italiana.
Con il regime amministrato il broker è sostituto d'imposta: calcola e versa le tasse per te. Tu non devi toccare nulla nella dichiarazione dei redditi per quei guadagni. Con il regime dichiarativo invece sei tu a dover calcolare plusvalenze, minusvalenze e compilare il quadro RW o RT della dichiarazione. È più flessibile (puoi compensare perdite tra broker diversi), ma richiede un commercialista o molta pazienza. Per chi inizia, il regime amministrato è quasi sempre la scelta più pratica.
No. Revolut opera in regime dichiarativo: non è sostituto d'imposta in Italia. Il suo IBAN ha prefisso LT (Lituania) - è utilizzabile in Italia tramite SEPA, ma resta tecnicamente un IBAN estero. Questo ha implicazioni sia fiscali che pratiche: dovrai dichiarare autonomamente i guadagni da investimento nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. Non è impossibile, ma aggiunge un passaggio che molti preferiscono evitare.
Sì, con Trade Republic puoi attivare piani di accumulo su ETF e il broker è sostituto d'imposta. Questo significa che investi in modo automatico e ricorrente, senza preoccuparti di dichiarare nulla a fine anno. I PAC su ETF restano uno degli strumenti più usati da chi inizia a investire con piccole somme mensili - e averli con un broker in regime amministrato semplifica tutto, anche dal punto di vista burocratico.
Sì, entrambi offrono crypto spot. Trade Republic permette di acquistare criptovalute direttamente dalla stessa app che usi per ETF e azioni. Revolut permette di acquistare criptovalute direttamente, con un'offerta più ampia rispetto ad altri broker tradizionali. Tieni presente che le crypto, a differenza di ETF e azioni, non rientrano nella protezione del fondo di garanzia sugli investimenti: è un rischio aggiuntivo da considerare prima di comprare qualsiasi coin.